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Il contrario del contrario di X è sempre X

Il bene e il male. Hai certamente un’opinione in proposito, non è vero?
Ti sei fatto un’idea, in questi anni di tirocinio, che ci sia il bene e che ci sia anche il male. Il paradiso e l’inferno, il sopra e il sotto. D’altronde se ti immagini un sopra … come potresti definire sopra il sopra in mancanza di un qualcosa che definisci sotto?

(nda: questo testo è stato distribuito all'Accademia di Firenze nel 2006 durante una serie di incontri sull'estetica dei contrari)

Prova a pensare a una volta che avevi l’influenza (va bene anche un semplice raffreddore), oppure ancora meglio un bel mal di testa.
Ecco, in quel momento stavi male, definivi male il tuo stato. Per male indicavi una cosa che non ti piace, che ti crea disagio.
Eppure il mal di testa è uno stato del tuo corpo, in cui si attivano una serie di percezioni corporee, in cui lavorano certi nervi e certi muscoli.
Anche mentre fai l’amore avviene uno stato particolare del corpo, in cui lavorano altri nervi e altri muscoli, eppure difficilmente definisci male quello stato.
Potresti impazzire se cerchi di capire perché il sesso è bene e il mal di testa è male, riusciresti a darti solo non-risposte del tipo : il mal di testa è male perché mi fa male la testa, oppure il mal di testa è male perché mi fa stare male…

Quello che sto faticosamente cercando di dirti è che di per se le cose non sono necessariamente male o bene, anzi sono sempre neutrali.
Tutto ciò che ti circonda è fatto di una materia estremamente morbida che di per sé non ha alcun colore, ma che è pronta ad assumere quello che tu preferisci.
Sei proprio tu che decidi cosa sia male e cosa bene, non dico che tu lo faccia sempre consapevolmente, ma di sicuro sei tu a farlo, e chi altro?

Ora qualcuno obbietterà che esistono cose che sono male in assoluto,

Immagine di Doug Savage - savagechickens.comcome la guerra, la violenza, la povertà, l’aids… è un’obiezione più che ragionevole, e tuttavia me la sento di risponderti che no, non esiste il male in assoluto, anche se talvolta ci sembra proprio di intravederlo. Non è possibile dare una risposta precisa su problemi mondiali come la fame o le onde anomale, sono eccessivamente astratti, generici, per poterci riflettere in maniera profonda. Potrei consigliarti di fare attenzione ai tuoi sentimenti nei confronti di questi problemi in giorni in cui ti va tutto storto, o al contrario in giorni in cui sei particolarmente felice, noterai delle differenze interessanti nella tua percezione del male.
Ma a parte questo, io ti consiglio di riflettere sul male e sul bene per ciò che ti riguarda direttamente, per ciò che ti colpisce personalmente, dato che puoi solo lavorare su te stesso, non hai alcuna speranza di raggiungere problematiche più vaste se non parti dal tuo minuscolo, immenso io.

E naturalmente se non esiste un male assoluto, va da sé che non esiste neanche un bene assoluto.
Ciò ti deprime? Spero di no, anche perché la consapevolezza dell’assenza di male e bene ti da la possibilità di ricevere queste categorie secondo la tua volontà.
Non è così facile, lo so bene, anche a me ogni tanto viene il mal di testa e allora mi dico : va beh… di per sé è cosa neutrale… però mi fa male la testa!
Conosco gente che attraverso la disciplina ha raggiunto un certo controllo sul male e sul bene: nel senso che hanno imparato ad allontanare la malattia, a dissolvere un mal di testa in pochi secondi, a trasformare in una risata un’emozione di rabbia.

Non è assolutamente necessario passare la vita in meditazione nutrendosi di cruditè, esistono modalità estremamente divertente e molto adatte a te.
Ma non era delle tecniche che volevo parlarti, ormai sono diversi mercoledì che te la meno su questa storia dei contrari… dovevo parlarti della bellezza degli opposti e invece ho finito per dirti che non esistono, che sono un’illusione, che faresti meglio a dimenticarli e a dedicarti ad altro… il prof. sarà arrabbiatissimo.
In effetti era questo che volevo dirti: i contrari, siano male e bene, sopra o sotto, giusto o sbagliato, non esistono realmente, sono come una verniciatura, sono la campagna pubblicitaria della mente per ingannare sé stessa.
Ma certamente sono anche assai utili, non potresti vivere senza, non avresti direzioni, e poi ti annoieresti.

Che ne pensi invece del vero e del falso?

Ti dirò un’altra cosa che ti lascerà perplesso: tu fingi continuamente, anche se non lo sai. Forse pensi di essere spontaneo, oppure ti sforzi di esserlo, eppure la spontaneità non esiste, come potresti farla tua?

Potresti pensare di essere spontaneo mentre dichiari il tuo amore a qualcuno, o mentre piangi di rabbia per qualcosa che ti ferisce, o mentre urli contro quello che ti ha pestato i piedi sull’autobus… e in parte hai ragione. In effetti esistono dei barlumi di spontaneità nelle nostre vite, e avvengono in quei momenti in cui il pensiero si ferma, in mezzo ad una risata, per esempio, la tua mente si sgombra completamente e resta solo la tua risata, pulita come un cristallo, che risuona così fluida da fra impallidire tutte le bugie dell’universo.
Ma dove ci sia pensiero, non può esserci spontaneità. Quando stringi la mano ai tuoi amici, quando parli a tua madre, quando chiedi un’informazione, tu incarni sempre un ruolo, la cortesia, l’affetto, l’imbarazzo, tu sei un attore e segui un copione in parte dettato dalla società in cui vivi. Non sempre lo fai consapevolmente, e finisci per incarnare ruoli che ti dispiacciono, quello della paura, quello della vergogna, quello del senso di colpa, tutti ruoli che finiscono per avere il sopravvento, ti mettono da parte e recitano loro la parte al posto tuo, ma usando la tua faccia e il tuo corpo. E infatti dopo saranno solo tue le conseguenze di quelle performance.
Neanche essere liberi da qualsiasi freno inibitorio può dirsi spontaneità, perché anche quello è un ruolo, una parte, e come le altre ha un copione, magari eccentrico e sfrenato, ma pur sempre un copione.

Se guardi i comportamenti delle persone, anche di quelle che ti sembrano più sciolte e disinibite, potrai indovinare i loro movimenti, anticiparli sempre di un poco. Stai semplicemente leggendo il loro copione un passo avanti a loro.
Esistono persone che non seguono alcun copione preciso, ma abbiamo deciso che lo fanno in maniera patologica e li abbiamo classificati come matti.

Per me il massimo della spontaneità è essere in grado di usare le proprie maschere nel modo più raffinato possibile.

Riuscire cioè a recitare i propri ruoli perfettamente, inventandone di nuovi, passando da uno all’altro e modulandoli per ogni situazione.
Se dobbiamo fingere continuamente, almeno facciamolo bene.

Questa storia della spontaneità si scontra sempre con gli animi sensibili, che finiscono per arrabbiarsi e sentirsi un po’ come di fronte a un giocattolo appena rotto. La mia opinione è che una volta assunta la consapevolezza dei propri ruoli e una volta imparate tutte le mosse dell’attore, è possibile trascendere ogni copione e raggiungere uno stato totalmente libero e spontaneo, ma per fare questo può occorrere tutta una vita, se non due, e allora perché non recitare con gioia le nostre parti, qualsiasi esse siano?

p.s.: la vignetta è di Doug Savage, savagechickens.com

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